Depressione e sessualità: due mondi che possono incontrarsi

Mar 27

La sessualità è un campo che chiama in causa tantissimi fattori: tutto il nostro essere, sia a livello fisico, sia a livello psicologico, ne è condizionato. Molto spesso, però, il sesso e la depressione viaggiano su strade parallele. I motivi possono essere diversi, ed è difficile individuarli con precisione, dal momento che sono profondamente legati al vissuto soggettivo di una persona singola o di una coppia.

Quando si inizia un rapporto di coppia, inevitabilmente si chiamano in gioco molteplici aspetti della nostra storia passata e presente, e, attraverso il sesso, gran parte della sfera psicologica trova un suo canale di espressione.

Sentiamo molto spesso parlare di relazioni pericolose, di rapporti in cui uno dei partner risulta dipendente dall’altro: queste situazioni possono essere legate a uno stato di depressione. Il soggetto depresso manifesta il suo senso di inadeguatezza attraverso la ricerca spasmodica dell’altra persona in qualsiasi aspetto dell’esistenza, anche quelli che dovrebbero essere affrontati dal singolo, come la costruzione di una rete di amicizie e i  problemi legati al mondo lavorativo.

La depressione e la bassa autostima che comporta nei soggetti che ne soffrono li porta in molti casi a intraprendere relazioni basate sulla violenza. Il soggetto depresso, che è quasi sempre affetto da continui sensi di colpa relativi alla maggior parte della sua esistenza, non è in grado di percepire la violenza (sia nell’intimità della coppia, sia in altri momenti della quotidianità) come un fatto grave, dal momento che la ritiene una naturale risposta ai suoi errori.

Un altro aspetto della sessualità profondamente legato alla depressione è la difficoltà ad avere rapporti completi.

Non sono molte le persone che hanno il coraggio di recarsi da uno specialista per parlare delle loro difficoltà ad avere relazioni sessuali soddisfacenti sia per loro sia per il partner, e ciò comporta, in alcuni casi, l’insorgere di una situazione depressiva, alimentata sia dal senso di colpa, sia dal trauma di vedere una sfera così importante della propria vita compromessa a livello pesante.

Quando inizia una depressione, il sesso può anche rappresentare una risposta al cambiamento portato dal disturbo nella vita del soggetto che ne soffre. In questi casi l’esercizio dell’attività sessuale diventa una vera e propria valvola di sfogo psicologico, e può sfociare in una situazione di dipendenza.

Un altro disturbo della sfera intima legato alla depressione è l’anoressia sessuale. Questa situazione implica un totale disinteresse verso il rapporto intimo, sia una assenza degli stimoli fisici legati al desiderio. Ha origini quasi sempre psicologiche nelle persone con una vita sessuale in precedenza appagante, e, come in precedenza affermato, in molti casi è causato dalla depressione.

I disturbi della sfera sessuale sono tra i più importanti sintomi che possono far pensare all’insorgere della depressione.

Rappresentano forse uno dei segnali più grandi, dal momento che la ricerca di una sessualità appagante ed equilibrata è strettamente collegata a un benessere psicologico, e proprio per questo devono essere monitorati a livello medico, in modo da non rendere più grave l’eventuale depressione che ne è rappresenta la causa scatenante.

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“Colesterolo” non sempre nemico del nostro corpo

Jan 27

“Colesterolo” non sempre nemico del nostro corpo

Molti di noi quando sentono parlare di colesterolo si spaventano, ma forse in pochi sanno che esso è una sostanza vitale per il normale funzionamento del nostro corpo. Il colesterolo è importante come componente della membrana cellulare, formando un substrato per la formazione di: acidi biliari, senza i quali non sarebbe possibile la digestione di alcuni cibi; vitamina D, utilizzata per la formazione delle ossa e diversi ormoni, come l’estrogeno e il testosterone.

È di colore bianco, ed ha una consistenza simile a quella della cera. Tuttavia i livelli di colesterolo vanno tenuti sotto controllo, perché se troppo elevato, il colesterolo può depositarsi sulle pareti delle arterie, dove può accumularsi sino a formare placche che possono ostruire il vaso sanguigno.

Se le arterie del cuore vengono ostruite, il flusso del sangue rallenta, con la conseguenza di un attacco cardiaco.

È opinione comune che il colesterolo derivi solo ed esclusivamente dal cibo, ma in realtà è proprio il nostro corpo a produrre la maggior parte del colesterolo circolante. Solo una piccola parte

proviene dalla dieta. Questo non vuol dire che non siacolesterolo e dieta     necessaria una corretta alimentazione, ci sono cibi per esempio che contengono elevatissime quantità di colesterolo, come l’uovo o il fegato, ma ce ne sono anche altri invece poverissimi di questa sostanza come frutta, verdura e pesce.

Possiamo quindi dire che quando si parla di colesterolo non sempre si parla di infarto, ma per prevenire malattie cardiovascolari e vivere una vita più sana, sarebbe opportuno chiedere il parere di un medico, che può darci consigli su come modificare la nostra alimentazione e su un programma di esercizi fisici adatti al nostro corpo.

La parola colesterolo proviene dal greco chole (bile) e stereos (solido), ed è stata utilizzata per la prima volta nel 1894. Ma solo nel 1975 il premio Nobel John W. Cornforth ne ha precisato le caratteristiche.

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Influenza vera e propria o influenza intestinale?

Jan 17

Sebbene spesso si tenda a confondere il virus influenzale vero e proprio con l’influenza intestinale, è bene ricordare che sono due cose separate. Il virus influenzale infatti è uno ed attacca l’apparato respiratorio mentre la famosa influenza 2012, proprio intestinale, con cui siamo venuti a contatto nei primi giorni del nuovo anno, è causata da più virus che portano poi sintomi specifici quali nausea, vomito, dissenteria e dolori addominali.

Tra i virus che causano l’influenza intestinale il più famoso è il Norovirus, seguito dal Rotavirus, dall’adenovirus 40 e 41, dall’astrovirus e dal sapovirus.

E’ importante sapere che, sebbene molto diffusi, questi virus attaccano l’organismo umano per circa 24 ore, rendendo difficile ma sopportabile la convalescenza. Questi virus sono presenti in modo particolare in cibo e acqua infetti e in luoghi contaminati come uffici, scuole e luoghi di aggregazione. A differenza del virus influenzale, quello intestinale non può essere curato con antibiotici che sono, anzi, da evitare se possibile.

Il grande problema dell’influenza intestinale (o gastroenterite virale, come viene definita) è che può essere molto dannosa nei bambini e nei soggetti di età superiore ai 70 anni perchè la reidratazione necessaria per poter eliminare il virus, in questi soggetti è particolarmente difficile.

Utile a tal proposito è l’uso delle soluzioni di reidratazione, vendibili in farmacia e importanti da avere sempre con sè quando si ha un bambino molto piccolo che non riuscirebbe a bere la quantità d’acqua necessaria per debellare completamente il virus. Oltre a soluzioni orali, in mancanza di altri rimedi medici, è necessario far riposare il nostro stomaco debilitato inserendo, poco alla volta, cibo leggero e altamente digeribile. Da evitare sono soprattutto i latticini, la caffeina, la cioccolata, l’alcool, i fritti e la nicotina.

Medicinali come Plasil, Imodium e similari sono utilissimi per bloccare momentaneamente crampi, dissenteria e senso di vomito; ma non si può certo pensare che riescano a sconfiggere un virus che deve, in ogni caso, fare il suo corso. Anche in questa circostanza quello che mi preme ricordare è che le nostre difese immunitarie, non sempre preparate a virus così potenti, non possono far altro che rafforzarsi a lungo termine, dopo che il virus sarà debellato.

Quindi, in caso di influenza intestinale, è proprio arrivato il momento di rispolverare i vecchi consigli della nonna che consistono solo in un pò di sano riposo, possibilmente in un luogo caldo e poco confusionario e in una dieta sana che permetta, al nostro corpo, di eliminare le scorie che sono state accumulate nei giorni precedenti.

Tisane specifiche per lo stomaco, come quelle alla liquerizia o al finocchio, altamente digestive, oppure le tante varietà di thè e di camomilla che sono in commercio, permetteranno al nostro organismo non solo di combattere il virus in maniera eccellente, ma di ritrovarsi anche depurati con l’eliminazione di scorie e tossine che rappresentano sempre un problema per la salute del nostro corpo.

Il tutto ovviamente, senza dimenticare che siamo dinnanzi ad un virus e che, come tale, deve essere debellato per non incorrere, in seguito, in antipatiche e spossanti ricadute che sarebbero solo debilitanti per chi è costretto a subirle.

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Terapie per l’ernia iatale

Dec 10

Il Reflusso Gastro-Esofageo è dovuto alla continua risalita di materiale gastrico acido dallo
stomaco in esofago. La presenza di una parte più o meno grande di stomaco al di sopra del
diaframma (muscolo che divide il torace dall’addome) si definisce Ernia Iatale.

L’Ernia Iatale procura la mancata chiusura della valvola unidirezionale (Sfintere Esofageo inferiore
o LES) che consente il passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco e ne impedisce la
risalita.

Il succo gastrico refluito provoca l’infiammazione, l’erosione e talvolta l’insorgenza di
un’ulcera, con conseguente dolore, bruciore, bocca amara, cattiva digestione, nausea e
vomito. Molto spesso oltre ai sintomi tipici dello stomaco il reflusso provoca faringiti,
bronchiti, tracheiti, asma, dolori simil-cardiaci, carie dentarie ecc. che possono rendere
difficile la diagnosi indirizzando il paziente verso altri specialisti.

La terapia può essere medica con dei farmaci specifici, endoscopica o chirurgica.

La chirurgia eseguita con tecnica laparoscopica (senza apertura dell’addome) è finalizzata
alla ricostruzione della valvola mal funzionante e alla riparazione del difetto erniario.
L’intervento, eseguito da chirurghi esperti, è l’unica metodica in grado di assicurare la
guarigione della malattia in più del 95% dei casi per tutta la vita.
Presso il nostro centro sono disponibili tutte le metodiche.

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Alzheimer: si punta alla diagnosi precoce

Oct 10

I malati di Alzheimer in Italia sono più di un milione: non solo anziani, perché la malattia si sta diffondendo ormai anche tra le fasce più giovani. Per i medici la diagnosi precoce è fondamentale.

Purtroppo spesso le persone se ne accorgono quando ormai non c’è più niente da fare e le cure servono a poco.

Si tratta di una malattia che non è soltanto invalidante ma anche dispendiosa per lo stato. Il dato più sconcertante è che nel mondo ci sono circa 36 milioni di persone con demenza di cui tre quarti di questi non hanno ancora una diagnosi certa. Infatti l’Alzheimer è una malattia difficile da diagnosticare ma a volte i sintomi possono preannunciarsi anche molto prima. Nei paesi ad alto reddito circa il 20-50% delle persone ha una diagnosi precisa.

Nel rapporto mondiale Alzheimer appena presentato a Londra e New York si legge che è importante stabilire i vari sintomi della malattia ed allarmarsi fin da subito in quanto è una convinzione errata quella secondo cui la demenza è direttamente collegata alla vecchiaia. Il problema della demenza senile inoltre aumenta nei paesi industrializzati, un’altra coincidenza sconcertante. Secondo gli ultimi dati, la diagnosi tempestiva potrebbe portare un risparmio quantificabile in almeno 10 mila dollari per malato.

Ma come fare per diagnosticare l’Alzheimer? Poiché si tratta di una malattia degenerativa che distrugge mano a mano tutte le cellule cerebrali privando l’individuo delle sue funzioni cognitive e mentali è importante che ciascun individuo che avverte anche leggere perdite di memoria, scarsa concentrazione, confusione mentale, problemi nell’articolazione del linguaggio, diminuzione nella capacità di giudizio e difficoltà nel pensiero astratto si rechi presso l’Unità Alzheimer più vicina (Uva). Ormai l’Alzheimer colpisce anche persone tra i 55 e i 60 anni e dunque è sempre meglio non abbassare la guardia in quanto esistono farmaci che, se assunti prima che la malattia si mostri con i suoi sintomi conclamati, è in grado di rallentarne la degenerazione.

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PIGRIZIA? COLPA DEL DNA

Oct 06

La pigrizia non è solo un fattore psicologico, ma anche genetico. Tante cause possono concorrere inconsciamente a renderci pantofolai, dai problemi fisici come il diabete mellito, mal di testa, colosterolo al fattore più squisitamente psicologico. Ma lo sapevi che puoi cercare la causa della tua pigrizia anche nel DNA?

La scoperta è stata fatta dai ricercatori del Gregory Steinberg della McMaster University di Hamilton (Canada) osservando in laboratorio il comportamento di alcuni topolini. In questo studio si evidenzia come i topi dispongano di due geni per la produzione di AMP chinasi (AMPK) che sono in grado di controllare la quantità di energia a disposizione.

Lo studio è stato poi pubblicato da Proceedings of the National Academy of Sciences.

Due i tipi di topi impiegati nella ricerca. Da un lato esemplari che hanno entrambi i geni funzionanti e per questo su una ruota sono stati in grado di percorrere un chilometro in 20 minuti. Il secondo gruppo invece era costituito da topi sprovvisti di entrambi i geni allo studio: questi ultimi riuscivano a sostenere un’andatura veloce per un massimo di 40 minuti.

Anche nell’uomo esiste l’AMPK che promuove l’aumento del numero dei mitocondri, cioè le “batterie” che consentono di produrre energia dal cibo. I difetti genetici dunque potrebbero portare all’assenza di questo enzima. L’assenza di AMPK non giustifica però le persone pigre: infatti la produzione dello stesso enzima è facilmente stimolata proprio attraverso l’esercizio fisico.

Se non sei fortunato col tuo Dna, non ti resta che metterti in moto.

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ADHD: arriva un nuovo farmaco

Oct 04

L’ADHD, deficit dell’attenzione ed iperattività, è un disturbo psichico cronico che colpisce dal 3 al 5% della popolazione adulta e infantile.  Chi ne soffre potrebbe giovare a breve dei benefici di un nuovo farmaco, al momento in fase II di sperimentazione.

L’MG01CI, questo il suo nome, ha ottenuto ottimi risultati in termini di efficacia e dimostrato un miglioramento notevole rispetto al placebo.

In particolare, il 56% dei soggetti trattati con MG01CI ha dimostrato un miglioramento del punteggio di almeno il 25% rispetto al 36% delle persone trattate con placebo.

A questi risultati si deve aggiungere anche il fatto che questo farmaco è ben tollerato: l’interruzione del trattamento dovuta ad eventi avversi come nausea e insonnia è risultata simile nei due gruppi (1,7%).

Il farmaco non ha provocato aumento della pressione sanguigna o diminuzione dell’appetito.

Iris Manor, MD, direttore dell’Unità di ADHD, Centro di Salute Mentale Geha, a PetachTikva, in Israele si è detto molto incoraggiato dai risultati di questo studio, che garantisce un ulteriore sviluppo clinico di MG01CI, un farmaco non stimolante del quale possono beneficiare molte persone affette da ADHD.

Prima di ricorrere ai farmaci, comunque, è indispensabile una seria e scrupolosa valutazione clinica.

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